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Un tablet a maestra e bambini: così la scuola entra in ospedale e supera tutte le barriere

Valeria frequenta la terza elementare, Giulia e Ilaria la prima. Per disegnare, imparare a leggere e scrivere e fare di conto non entrano in una classe. Restano in ospedale dove seguono cure impegnative oppure a casa dove la loro malattia gli impone di restare per non peggiorare le loro condizioni di salute.
 
Tutte e tre sono pazienti del reparto di ematologia del Policlinico Umberto I di Roma. E tutte e tre non saltano una lezione della loro maestra, Tiziana Ceroni, che ogni giorno (a volte anche il sabato) si collega con un monitor e con un tablet con le sue scolare studiando, leggendo, colorando insieme. Una scuola virtuale, fatta però di studio e compiti veri - soltanto che i “brava” e “bravissima” o gli errori in matita rossa compaiono sullo schermo di un tablet - e con pagelle finali valide e riconosciute dal ministero. 
Il progetto rientra nell'iniziativa «Smart future» 
Questa iniziativa rientra nei programmi della scuola in ospedale voluti dal ministero dell'Istruzione, ma in questa esperienza pilota a Roma, come in altre quattro (tra Abruzzo, Umbria, Basilicata e Lombardia), c'è l'aggiunta della “didattica digitale”, un alleato preziosissimo per le insegnanti e per questi piccoli studenti alle prese con la dura prova della malattia. Un modello, questo, che si sta sperimentando con successo dallo scorso settembre grazie al progetto Samsung «Smart Future» che dopo aver digitalizzato 25 istituti di scuola primaria e secondaria inferiore (altri 54 il prossimo anno) ora punta a coinvolgere anche le scuole presenti nei presidi ospedalieri per dimostrare come l'uso della tecnologia può essere ancora più efficace nel caso di alunni costretti all'ospedalizzazione. Tra le strutture coinvolte c'è appunto il Policlinico Umberto primo di Roma (con ematologia e neuropsichiatria infantile), collegato all'istituto comprensivo statale Tiburtina Antica. Mentre le altre esperienze pilota coinvolgono l'Isis Maria Grazia Mamoli di Bergamo, la scuola statale San Giovanni Bosco di Lavello, la primaria «Coniglietti bianchi» di Perugia e l'Istituto comprensivo di Chieti. Tutte scuole, queste, che operano con altrettante strutture sanitarie.
La classe “virtuale” 
C'è un monitor touch screen da usare soprattutto quando i bambini in cura possono fisicamente seguire la lezione nelle piccole aule presenti nelle strutture sanitarie. E poi un tablet per la maestra e uno per ogni studente costantemente collegati che consentono di interagire continuamente - tra appunti, disegni, immagini e libri da sfogliare - anche se l'insegnante è in ospedale e i bambini distanti, magari a casa o in “isolamento” per non pregiudicare le cure. Queste lezioni speciali possono durare anche un solo giorno (per chi magari fa un day hospital) ma anche un intero anno scolastico con scrutinio finale che sarà inviato all'istituto di appartenenza dello studente. Il traguardo da raggiungere non è solo in termini formativi, ma anche psicologici: grazie alla possibilità di rimanere “connessi” con i propri compagni, i ragazzi continuano a studiare, mantenendo alto il morale. Tutto questo è possibile grazie alla grande dedizione e passione dei docenti - che hanno rinunciato a cattedre in scuole “ordinarie” - e ai benefici della tecnologia che li aiuta a insegnare anche lì dove è più difficile, nelle corsie degli ospedali, superando le barriere imposte da malattie spesso molto gravi. «Questi insegnanti sono una punta di eccellenza», spiega Ada Maurizio, preside della scuola romana collegata al Policlinico. «Frequentare queste lezioni aiuta anche la cura», aggiunge il primario Robin Foà.«Per me insegnare qui è un divertimento - spiega la maestra Tiziana - e ai bambini che si trovano in questa situazione eccezionale fa un gran bene perché?io sono la scuola, sono la normalità».

Fonte: Il sole 24 ore

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